Nuvole fluttuanti

SOGNANDO LI PO
(parte seconda di una lirica di TU FU, 712-770 d.C.)

Nuvole fluttuanti, per tutto il giorno in moto;
anche tu vaghi a lungo, senza però arrivare!
Intanto io ti sogno, ormai da un po’ di notti;
e dall’intimità mi accorgo del tuo affetto!
Però sei sempre cauto: tu taci del ritorno;
non ti è facile affatto giungere sino a me!
Il vento increspa tanto le acque di fiumi e laghi,
ponendo la tua barca al rischio d’un rovescio.
Te ne stai lì all’aperto: gratti i capelli bianchi,
mentre vai rinnegando gli scopi d’una vita.
E lì alla capitale degli alti funzionari,
mentre tu solo resti stravolto e ormai disfatto!
“La rete è molto vasta” – ci fu qualcuno a dirlo?
D’altra parte, invecchiando, si viene intrappolati.
Per tanti e tanti anni durerà a tua fama;
eppure, solitario, ti apparterai dal mondo!

Sono stata catturata da questa melanconica lirica cinese ieri sera. Per lubrificare la scivolata verso il sonno del mio cervello, la sera leggo qualche pagina. Solitamente si tratta di saggistica, ma ora che ho intrapreso -l’arduo (accidenti se lo è!!) – studio della lingua cinese, mi sto dedicando a letture che mi possano avvicinare al mondo del Paese di Mezzo. Così, girellando sull’e-shop di una nota casa editrice, mi sono imbattuta in “Poesia Cinese dell’epoca T’ang“.

Il Periodo T’ang ha visto un eccezionale fiorire delle arti in Cina. Il celeberrimo Li Po, considerato il poeta più eccelso dell’intera Nazione, nacque ed operò proprio in questa gloriosa epoca. I temi maggiormente toccati dai lirici t’ang però riflettono poco la gioia che ci potremmo aspettare da un periodo storico così fecondo. Nostalgia, delusione professionale, amarezze, affetti lontani e melanconie varie emergono ripetutamente dai versi come stanche onde sulla battigia.

Molti poeti lamentano la sorte di esuli, altri la sconfitta – amarissima – di fronte all’esame di Stato per conquistare il prestigioso titolo di funzionario chin-shih. E’ impressionante percepire il dolore di artisti di un’epoca e di un luogo così lontani rispetto al nostro mondo. Non voglio però soffermarmi sul trito concetto di “poesia universale” e “l’umanità è sempre uguale a sé stessa”: è chiaro a tutti. Voglio soffermarmi invece sui versi qui sopra, i versi di To Fu che rimpiange la compagnia del suo grande amico Li Po.

Io ho un mio Li Po, credo lo abbiamo tutti. Un Li Po con cui abbiam trascorso giornate di nuvole fluttuanti, giornate elettriche, convulse, giornate creative, in cui abbiam partorito progetti esaltanti e intessuto trame di futuri possibili e auspicabili. Eravamo giovani, sotto quelle nuvole. Avevamo vent’anni, venticinque e – i più fortunati fra noi – addirittura trenta. Imparavamo cose nuove, immagazzinavamo nozioni, notizie, novità. Spalancavamo occhi e bocca davanti a schermi, libri, fogli e dispense. Il futuro. Era sempre sabato per noi.

Poi è arrivata la domenica. Anzi, no. Non è mai arrivata. Al suo posto è arrivata la crisi economica. Sono arrivate le porte chiuse, i rifiuti, i clienti che non pagano, la fine di rapporti di lavoro, la necessità di cambiare mestiere e settore. E’ arrivata la spossatezza, il mal di schiena, la difficoltà a capire al primo colpo, il fiato corto, la ruga amara agli angoli della bocca (quella che i mangaka disegnano sempre sui visi delle madri stanche nei manga giapponesi). E’ arrivata l’odiosa consapevolezza che le nuvole fluttuano sopra di te, ma tu non sei più in grado di inseguirle…

…eppure, a volte, sfogliando vecchie foto o riscoprendo schizzi finiti in fondo a qualche cassetto…

… io lo voglio prendere ancora per mano il mio Li Po, perso nella capitale degli alti funzionari, e voglio guardare ancora il cielo con lui. Chissà che qualche nuvoletta non riusciamo ancora ad afferrarla.